fattori di rischio cardiovascolare e persone che necessitano di maggiori controlli

Fattori di Rischio che il 41% degli Italiani Sottovaluta

È proprio qui che si gioca la partita più importante della prevenzione. Secondo i dati della sorveglianza PASSI dell’Istituto Superiore di Sanità, il 41% degli italiani tra i 18 e i 69 anni presenta almeno tre fattori di rischio cardiovascolare contemporaneamente, e soltanto il 2% della popolazione adulta risulta completamente libero da questi fattori. Sono numeri che descrivono una condizione diffusa, silenziosa e, nella grande maggioranza dei casi, modificabile. In questo articolo vediamo che cosa sono davvero questi fattori di rischio, perché contano soprattutto quando si presentano insieme, chi dovrebbe prestare più attenzione, quali controlli possono essere indicati e come prepararsi in modo utile a una valutazione medica.

Quando i Primi Segnali Arrivano dagli Esami del Sangue

Capita spesso, nello studio di un medico, una scena che si ripete quasi identica. Una persona arriva con gli esami del sangue fatti per un motivo qualsiasi un certificato sportivo, un controllo aziendale, un fastidio passeggero e li appoggia sulla scrivania dicendo: «Tutto a posto, tranne due valori un po’ altini». Quei «due valori un po’ altini» sono, molto frequentemente, il colesterolo e la glicemia. A volte si aggiunge una pressione arteriosa misurata di fretta, che segnava 140 su 90. Nessun sintomo, nessun disturbo, nessuna urgenza apparente.

Perché se ne parla proprio adesso

Il 21 maggio 2026 è stato approvato, con Intesa Stato-Regioni, il Piano Nazionale della Prevenzione 2026-2031, lo strumento con cui il Ministero della Salute e le Regioni pianificano per i prossimi cinque anni gli interventi di prevenzione e promozione della salute sul territorio. Il primo dei sette macro-obiettivi del Piano riguarda le malattie croniche non trasmissibili: malattie cardiovascolari, diabete, patologie respiratorie croniche, tumori. Sono le condizioni che pesano di più sulla salute della popolazione italiana e che, allo stesso tempo, condividono un gruppo ristretto di fattori di rischio comuni.

Il Piano adotta un approccio definito life-course: la prevenzione non è un evento isolato a una certa età, ma un percorso che accompagna la persona nel tempo, con controlli e attenzioni diverse nelle diverse fasi della vita.

Tradotto in termini pratici per chi legge: la strategia sanitaria nazionale si sta muovendo verso l’identificazione precoce di chi sta accumulando rischio, molto prima che compaia una malattia conclamata. E l’identificazione precoce, nella maggior parte dei casi, passa da esami semplici e ampiamente disponibili.

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    controlli cardiovascolari per adulti sopra i 40 anni e soggetti a rischio

    Che cosa Significa concretamente "FATTORE DI RISCHIO"

    Un fattore di rischio non è una malattia. È una condizione che aumenta la probabilità che, nel tempo, si sviluppi un problema di salute. Averne uno non significa ammalarsi; non averne nessuno non garantisce l’immunità.

    I principali fattori di rischio cardiovascolare monitorati dalla sorveglianza PASSI sono:

    • pressione alta (ipertensione arteriosa)
    • colesterolo alto (ipercolesterolemia)
    • eccesso di peso (sovrappeso e obesità)
    • sedentarietà
    • abitudine al fumo
    • scarso consumo di frutta e verdura

    Nei dati più recenti, circa 19 italiani adulti su 100 riferiscono una diagnosi di ipertensione, 19 su 100 di ipercolesterolemia, 34 su 100 sono sedentari, 25 su 100 fumano e 43 su 100 sono in eccesso ponderale. Meno di 8 persone su 100 consumano le cinque porzioni giornaliere di frutta e verdura raccomandate.

    Il Punto Chiave: i Fattori si Sommano, Non si Allineano

    Questo è l’aspetto meno intuitivo e più rilevante dal punto di vista clinico.

    Un colesterolo lievemente elevato in una persona magra, non fumatrice, attiva e con pressione normale ha un significato molto diverso dallo stesso valore in una persona con girovita aumentato, pressione borderline e vita sedentaria. Il rischio complessivo non è la somma aritmetica dei singoli valori: tende a crescere in modo più che proporzionale quando più elementi coesistono.

    Per questo la medicina preventiva ragiona sempre più in termini di rischio globale della persona, e non di singolo valore fuori range. Un numero preso da solo, isolato dal contesto, dice poco.

    Il ruolo del metabolismo: glicemia e girovita

    Accanto ai classici fattori cardiovascolari, negli ultimi anni è cresciuta l’attenzione verso le alterazioni metaboliche che precedono il diabete di tipo 2.

    Esiste una fase intermedia comunemente indicata come prediabete in cui la glicemia è più alta del normale ma non ancora nel range diagnostico del diabete. È una fase tipicamente priva di sintomi, che può durare anni e che viene individuata quasi esclusivamente attraverso un esame del sangue.

    Due indicatori sono particolarmente utili:

    • la glicemia a digiuno, che fotografa un singolo momento;
    • l’emoglobina glicata (HbA1c), che riflette l’andamento medio degli ultimi due-tre mesi e risente meno delle oscillazioni giornaliere. A questi si affianca un parametro che non richiede alcun esame di laboratorio: la circonferenza addominale. Il grasso accumulato a livello addominale è metabolicamente attivo e si associa più strettamente alle alterazioni di glicemia, pressione e assetto lipidico rispetto al peso corporeo considerato da solo. Due persone con lo stesso peso e la stessa altezza possono avere profili di rischio molto diversi a seconda di dove quel peso è distribuito.

    È una misurazione che chiunque può fare a casa con un metro da sarta, a digiuno, in piedi, all’altezza dell’ombelico, senza stringere.

    fattori di rischio per ipertensione colesterolo glicemia e malattie cardiovascolari

    Chi Dovrebbe Prestare Maggiore Attenzione

    Non tutte le persone hanno la stessa necessità di controlli, e la valutazione del medico serve proprio a calibrare le indicazioni sul singolo caso. Alcune condizioni, però, rendono ragionevole un’attenzione più regolare:

    • età superiore ai 40-45 anni, soglia oltre la quale la prevalenza dei fattori di rischio aumenta sensibilmente;
    • familiarità per infarto, ictus, diabete o ipertensione, soprattutto se comparsi in età relativamente giovane nei familiari di primo grado;
    • circonferenza addominale aumentata o aumento di peso progressivo negli ultimi anni;
    • fumo, attuale o recente;
    • vita prevalentemente sedentaria, anche in assenza di sovrappeso;
    • donne con storia di diabete gestazionale o ipertensione in gravidanza, condizioni che si associano a un rischio metabolico più elevato negli anni successivi;
    • persone con patologie infiammatorie croniche o in terapie che possono incidere su glicemia e assetto lipidico.

    Vale la pena ricordare che l’assenza di sintomi non è un criterio rassicurante: ipertensione, ipercolesterolemia e prediabete sono condizioni tipicamente silenziose per lungo tempo.

    I Segnali da Non Ignorare

    La maggior parte delle alterazioni metaboliche non dà segnali. Alcune manifestazioni, però, meritano di essere riferite al proprio medico senza rimandare, perché possono essere associate a condizioni che richiedono un approfondimento:

    • dolore, oppressione o senso di peso al petto durante sforzo, che si attenua con il riposo;
    • fiato corto per attività che prima si svolgevano senza difficoltà;
    • gonfiore alle caviglie persistente o battito cardiaco irregolare percepito;
    • sete intensa e persistente, necessità di urinare più spesso soprattutto di notte, calo di peso non ricercato;
    • stanchezza marcata e continuativa, non spiegabile con il carico di lavoro o il sonno;
    • capogiri ricorrenti o mal di testa insolito al mattino.Nessuno di questi elementi permette, da solo, di formulare una diagnosi: sono situazioni diverse tra loro, con cause che possono essere del tutto benigne. La valutazione medica serve a distinguere ciò che richiede un approfondimento da ciò che non lo richiede.

    In presenza di dolore toracico intenso e improvviso, difficoltà respiratoria acuta o sintomi neurologici come difficoltà a parlare, asimmetria del viso o perdita di forza a un lato del corpo, è necessario contattare immediatamente il 112: sono situazioni di emergenza.

    Prevenzione: cosa si può fare concretamente

    Le indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e del Ministero della Salute su questo punto sono consolidate e, soprattutto, realistiche. Non richiedono trasformazioni radicali.

    • Movimento. Almeno 150 minuti a settimana di attività fisica di intensità moderata per gli adulti.

    Sono poco più di venti minuti al giorno: una camminata a passo sostenuto, la bicicletta, le scale al posto dell’ascensore. L’effetto sulla sensibilità insulinica e sulla pressione è documentato anche in assenza di calo di peso.

    • Alimentazione. Cinque porzioni al giorno tra frutta e verdura, più legumi e cereali integrali, riduzione degli zuccheri aggiunti e delle bevande zuccherate, attenzione ai grassi di origine industriale.
    • Sale. L’OMS raccomanda meno di 5 grammi al giorno, circa un cucchiaino. La maggior parte del sale che assumiamo non è quello aggiunto a tavola, ma quello già contenuto in pane, salumi, formaggi e prodotti confezionati.
    • Fumo. È il fattore di rischio sul quale l’intervento produce il beneficio più rapido e più ampio, a qualsiasi età si smetta.
    • Alcol. Non esiste un livello di consumo privo di rischio; ridurre è sempre un guadagno.
    • Sonno. Un riposo insufficiente e frammentato in modo cronico si associa ad alterazioni della regolazione glicemica e della pressione.

    Gli errori più comuni

    • Considerare “normale” un valore solo perché è di poco sopra la soglia.
    • Ripetere gli esami senza mai discuterli con un medico.
    • Interrompere una terapia per la pressione o per il colesterolo perché “i valori sono tornati a posto”: in molti casi sono a posto proprio grazie alla terapia.
    • Affidarsi a integratori acquistati autonomamente al posto di una valutazione.
    • Concentrarsi su un singolo valore ignorando il quadro complessivo.

    Quando è opportuno rivolgersi a uno specialista

    Il medico di medicina generale è il primo riferimento e, nella maggior parte dei casi, è la figura che orienta il percorso. Una valutazione specialistica può diventare utile in alcune situazioni: quando più fattori di rischio coesistono e serve definire il rischio complessivo;

    • quando i valori non si normalizzano nonostante modifiche dello stile di vita;
    • in presenza di familiarità importante per eventi cardiovascolari precoci;
    • quando compaiono sintomi da chiarire;
    • quando è necessario impostare o rivedere una terapia;
    • quando si desidera un percorso strutturato di prevenzione con controlli programmati nel tempo.

    A seconda del quadro, le figure coinvolte possono essere il cardiologo, l’endocrinologo-diabetologo, il dietista o, in presenza di componenti specifiche, altri specialisti.

    Quali controlli possono essere indicati

    Gli accertamenti vanno sempre personalizzati: quello che segue è un quadro dei principali strumenti utilizzati nella valutazione del rischio cardiometabolico, non un protocollo da applicare a sé stessi.

    Rilevazioni di base

    • pressione arteriosa, misurata correttamente e ripetuta
    • peso, altezza, circonferenza addominale

    Esami di laboratorio

    • profilo lipidico completo (colesterolo totale, HDL, LDL, trigliceridi)
    • glicemia a digiuno ed eventualmente emoglobina glicata
    • funzionalità renale ed epatica
    • altri esami secondo indicazione clinica

    Approfondimenti strumentali, quando indicati

    • elettrocardiogramma
    • holter cardiaco o holter pressorio per registrazioni prolungate
    • ecocolordoppler dei vasi
    • bioimpedenziometria per la valutazione della composizione corporea

    La scelta di quali esami eseguire, e con quale frequenza ripeterli, spetta al medico sulla base della storia personale e familiare.

    Come prepararsi alla visita

    Una valutazione è tanto più utile quanto più informazioni ha a disposizione il medico. Prima dell’appuntamento è utile:

    • raccogliere gli esami precedenti, anche di anni passati: l’andamento nel tempo vale più del singolo dato;
    • portare l’elenco completo di farmaci e integratori assunti, con i dosaggi; annotare, se possibile, alcune misurazioni della pressione fatte a casa in giorni diversi;
    • ricostruire la storia familiare: chi, quale problema, a quale età;
    • scrivere le domande che si vogliono porre, per non dimenticarle.

    Tre domande sempre utili da fare al proprio medico:

    • Qual è il mio livello di rischio complessivo, non solo il singolo valore?
    • Quali obiettivi concreti dovrei raggiungere nei prossimi sei mesi?
    • Quando e con quali esami dovrei ricontrollare?

    In sintesi

    • Il 41% degli adulti italiani ha almeno tre fattori di rischio cardiovascolare contemporaneamente.
    • I fattori di rischio contano soprattutto insieme: il rischio va letto nel suo complesso.
    • Pressione alta, colesterolo alto e prediabete sono condizioni silenziose: si individuano con controlli, non con i sintomi.
    • La circonferenza addominale è un indicatore semplice e informativo, misurabile a casa.
    • 150 minuti di movimento a settimana, meno sale, più frutta e verdura, niente fumo: le misure più efficaci sono anche le più accessibili.
    • Un valore alterato non è una diagnosi. È un motivo per approfondire con il proprio medico.

    Domande e Risposte

    Ogni quanto dovrei controllare colesterolo e glicemia?

    Non esiste un intervallo valido per tutti. La frequenza dipende dall’età, dalla presenza di altri fattori di rischio, dalla familiarità e dai risultati precedenti. In assenza di alterazioni e di fattori di rischio, i controlli tendono a essere più distanziati; in presenza di valori borderline o di terapie in corso, più ravvicinati. Il medico di medicina generale o lo specialista possono indicare la cadenza più appropriata sulla base della situazione individuale, evitando sia esami inutilmente ripetuti sia intervalli troppo lunghi.

    Il colesterolo alto dà sintomi?

    Nella grande maggioranza dei casi no. L’ipercolesterolemia è tipicamente asintomatica e può rimanere tale per anni, mentre continua a contribuire al processo di accumulo a livello delle arterie. Proprio per questo viene individuata quasi esclusivamente attraverso gli esami del sangue. L’assenza di disturbi non è quindi un indicatore affidabile dello stato dei propri valori, e non sostituisce un controllo periodico concordato con il medico.

    Che differenza c’è tra glicemia a digiuno ed emoglobina glicata?

    La glicemia a digiuno misura la concentrazione di zucchero nel sangue in quel preciso momento e può risentire di fattori temporanei come il pasto della sera prima, lo stress o una malattia in corso. L’emoglobina glicata riflette invece l’andamento medio della glicemia negli ultimi due-tre mesi circa ed è quindi meno sensibile alle oscillazioni giornaliere. I due esami forniscono informazioni complementari e, in alcune situazioni, il medico può richiederli insieme.

    Sono normopeso: devo comunque preoccuparmi del rischio metabolico?

    Il peso corporeo è solo uno degli elementi. Una persona normopeso ma sedentaria, fumatrice o con una distribuzione prevalentemente addominale del grasso può presentare un profilo di rischio non trascurabile. Anche la familiarità pesa indipendentemente dal peso. Per questo la valutazione considera più parametri insieme circonferenza addominale, pressione, esami di laboratorio, abitudini e non si limita all’indice di massa corporea.

    Come si misura correttamente la pressione a casa?

    Conviene misurarla da seduti, dopo cinque minuti di riposo, con la schiena appoggiata, i piedi a terra e il braccio sostenuto all’altezza del cuore, evitando caffè e fumo nella mezz’ora precedente. È utile effettuare due misurazioni a distanza di un paio di minuti e annotare i valori con data e ora. Un singolo valore alto non definisce un’ipertensione: contano le rilevazioni ripetute in giorni diversi, da mostrare al medico.

    Se i valori migliorano posso sospendere la terapia?

    No, non di propria iniziativa. In molti casi i valori risultano nella norma proprio perché la terapia sta funzionando, e un’interruzione autonoma può far tornare rapidamente la situazione al punto di partenza. Qualsiasi modifica di dosaggio o sospensione va valutata con il medico che ha prescritto il trattamento, che può considerare l’insieme del quadro clinico e, quando appropriato, rimodulare la terapia in modo graduale e monitorato.

    A chi devo rivolgermi: al medico di base o direttamente a uno specialista?

    Il medico di medicina generale è normalmente il primo riferimento e, nella maggior parte dei casi, è in grado di impostare gli accertamenti iniziali e di orientare il percorso. Una valutazione specialistica diventa utile quando più fattori di rischio coesistono, quando i valori non si normalizzano, in presenza di sintomi o di una familiarità significativa, oppure quando si desidera un percorso di prevenzione strutturato con controlli programmati nel tempo.

    Le Parole di Chi ci Ha Scelto

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    Cristina Basso
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    Un percorso di Prevenzione, Non un Esame Isolato

    Se hai ricevuto esami con qualche valore alterato, se hai una familiarità che ti fa pensare, o se semplicemente non fai un controllo da diversi anni, parlarne con un medico è il modo più efficace per capire quale sia il passo successivo appropriato nella tua situazione. Spesso la risposta è più semplice e più rassicurante di quanto si tema.

    Il Poliambulatorio BluMedica di Sandrigo, in provincia di Vicenza, riunisce in un’unica sede le competenze che concorrono alla valutazione del rischio cardiometabolico: visite specialistiche in cardiologia, endocrinologia e diabetologia, dietistica, analisi del sangue con referti online, elettrocardiogramma, holter cardiaco e pressorio, ecografia ed ecocolordoppler, bioimpedenziometria. Questo consente, quando serve, di completare valutazione clinica e accertamenti in tempi contenuti e con un riferimento unico, senza disperdere il percorso tra sedi diverse.

    Per informazioni sulle prestazioni disponibili o per fissare una valutazione è possibile contattare la segreteria allo 0444 758721, dal lunedì al venerdì 8:00-12:00 e 14:00-19:00, il sabato 8:00-12:00, oppure passare in Via Montegrappa 26/B a Sandrigo (VI).

    Fonti istituzionali consultate: Istituto Superiore di Sanità – Sorveglianza PASSI; Istituto Superiore di Sanità – dati sui fattori di rischio cardiovascolare nella popolazione adulta; Ministero della Salute – Piano Nazionale della Prevenzione 2026-2031 (Intesa Stato-Regioni del 21 maggio 2026); EpiCentro-ISS; Organizzazione Mondiale della Sanità-raccomandazioni su attività fisica e consumo di sale.